econdogenito della
famiglia Kes, vissi tutta la mia infanzia a corte assieme
a mio fratello maggiore Adab a cui ero molto legato perché era l'unico componente
della famiglia che faceva parte fortemente della mia vita: nostra madre
era morta quando io ero ancora molto piccolo e nostro padre non era quasi
mai presente per i frequenti e importanti impegni politici; il loro posto
fu così preso da mio fratello.
Adab era dolce, sensibile, buono e generoso con tutti. Fu lui a insegnarmi
l'arte del fioretto e quella altrettanto nobile del capire le persone.
Ma un giorno tutto questo cambiò...
Mio fratello fu invitato dai Surikas a passare un anno alla loro corte e lui,
come erede dei Kes, non poté rifiutare. Quando Adab tornò non era più lo stesso:
da buono e generoso era diventato turpe e lussurioso, libidinoso e violento.
Ben presto la corte cambiò così come era cambiato lui: il palazzo si riempì
di poeti morbosi e pittori lascivi che spesso ritraevano mio fratello in
pose di cui non voglio ricordare.
Lentamente questo vortice oscuro mi avvolse ed io, ancora giovinetto,
divenni ben presto dissoluto e lussurioso alla stregua di mio fratello.
Tutto questo proprio mentre nostro padre Surul si ammalava gravemente
e lasciava la guida del Ducato in mano a mio fratello.
Poi la luce, che squarciò l'oscurità che sciolse i cieli neri che avevo nel
cuore: Nacur.
Fu come se mi risvegliassi intorpidito da un incubo notturno dove il mostro
più terrificante ero io: d'un tratto rividi tutto quello che avevo fatto
e ne provai ribrezzo, inorridii.
Quella ragazza aveva aperto il mio cuore ed ora quel cuore era suo, per sempre.
L'amore per Nacur fu subitaneo ma, purtroppo, non corrisposto: lei era
follemente innamorata di mio fratello e siccome io, a dispetto di quello
che era diventato, lo amavo ancora, decisi di non dichiararmi a Nacur. Ben
presto Adab, invaghitosi di lei, la prese come sua prima concubina: non
era certo l'amore a guidare il suo pensiero ma Nacur era felice e questo mi
bastava.
Un sottile velo di tristezza si leggeva però ancora nel suo sguardo.
Cercai di non pensarci, di allontanare da me questo amore ossessionante
che tanto mi faceva soffrire ma non vi riuscii: decisi che l'unica soluzione
era andarmene da palazzo per non vederla più e prendere una nuova identità.
Con me, del passato, portai soltanto il fioretto, pochi soldi e un ciondolo
che mi era stato donato alla nascita e che al suo interno conteneva lo stemma
della casata dei Kes.
Viaggiai come un povero straccione per i Ducati nanici facendo piccoli
lavori per guadagnare quegli spiccioli che mi permettevano di vivere e
che dovevo costantemente difendere, anche coll'aiuto del mio fioretto,
da ladri e briganti come da mercanti e artigiani.
Feci anche per un certo periodo il soldato combattendo con coraggio (una
virtù che certo non mi è mai mancata) gli odiati kroll che da sempre, per la
loro sete di potere, vogliono conquistare le nostre terre riducendoci
in schiavitù.
La guerra però non era fatta per me che avevo imparato ad amare la vita del
vagabondo così, dopo circa un anno di battaglie, abbandonai l'esercito
e ripresi a viaggiare per le terre naniche.
Un giorno incontrai un cantore di strada e decisi di aggregarmi a lui per
un po' di tempo facendogli da aiutante: fu così che scoprii la mia straordinaria
predisposizione per la lira e imparai ad amare la musica. Presto provai
a comporre qualcosa ispirandomi al mio amore per Nacur e quello che ne uscì
fu un tipo di musica nuovo, innovativo rispetto ai poemi epici e alle opere
sofisticate ma vuote di significato in voga nelle corti.
Coltivai il nuovo tipo di musica che avevo creato fatta di amori languidi
e slanci che io definii "romantici" e presto divenni famoso tanto da essere
invitato nelle corti più prestigiose del regno.
Il mio modo di vestire e il pizzetto che avevo lasciato crescere nascosero
la mia reale identità e questo mi permise di muovermi con maggior libertà.
La musica che suonavo unita al mio piacente aspetto fisico faceva innamorare
dame e damigelle ed io facevo pazzie per incontrarle nelle loro stanze sfidando
mariti e fidanzati gelosi. Lo so, potrei apparire alla stregua di quei lussuriosi
figuri che ho sempre aborrito, ma quando ho amato queste donne l'ho fatto
col cuore anche se in realtà in loro vedevo solo il riflesso di Nacur. La musica
che componevo era però soltanto una moda passeggera nelle corti che visitavo,
un breve periodo che si inseriva in un contesto decadente, al limite dell'autodistruzione.
Un fatidico giorno ricevetti una missiva di mio fratello che, ignorando
la mia vera identità, mi chiedeva di diventare artista di corte: al principio
fui indeciso se accettare o meno (avevo paura che qualcuno mi riconoscesse)
poi, spinto dall'amore per lui e per Nacur, accettai.
La rividi ed era felice come quando, tanto tempo fa, me ne andai ma nel suo
sguardo vi era ancora quel velo di tristezza...
In effetti a corte nessuno scoprì chi ero veramente, nessuno tranne Nacur
che però promise di mantenere il mio segreto come, disse, aveva sempre fatto
con altri. Alla mia richiesta di spiegazioni su quest'ultima affermazione
divenne scura in volto e non rispose.
Nacur è ancora oggi l'amante ufficiale di mio fratello perché Adab, che
non è innamorato, sfrutta l'intelligenza e le non comuni capacità organizzative
di lei evitando così di governare e guadagnando tempo per i suoi perversi
divertimenti. Ultimamente fervono i preparativi per la partenza di mio
fratello e della sua corte (Nacur e me compresi) per la città dharmani di
Dhanpur dove Adab dovrà firmare la pace con quei maledetti dei kroll. Spero
solo vada tutto bene.
[...]
E' accaduto l'inimmaginabile: Ghotron, il capo dei kroll, è stato assassinato
e la colpevole (stando alla versione ufficiale delle autorità dharmani)
sarebbe stata proprio Ilyantha, l'organizzatrice dell'incontro di pace.
Tutto questo mi puzza molto di macchinazione... e in questa storia non è
in gioco solo la pace che tanto stava a cuore a mio fratello, ma anche la vita
stessa di Adab: qui, lontano dalla sua corte, è molto vulnerabile e chiunque
sia responsabile di aver incastrato Ilyantha potrebbe avere interesse
anche a farlo sparire.
Per prima cosa darò un'occhiata sulla scena del delitto, chissà che ai dharmani
non sia sfuggito qualche particolare importante...
[...]
Ah! Che male alla testa! Devono avermi colpito quando mi stavo recando sul
luogo del delitto. Evidentemente qualcuno sta cercando di nascondere
qualcosa sull'assassinio di Ghotron. I miei dubbi sull'incriminazione
di Ilyantha sono dunque fondati. Ma... dove mi trovo? Sembra una specie
di cella e ci sono altri con me... due kroll e un dharmani. Ehi, uno di loro
ha aperto la serratura!!!
(Nel background era inoltre presente un riassunto delle principali caratteristiche del popolo dei Nani).
Il nome deriva ovviamente da Cyrano, come anche l'immagine, tratta dalla locandina del film con Gerard Depardieu.
Om:
Kaunteya |
Dhanam |
Lhaq'Hosa'h |
Khä |
Kiran
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