ono il figlio maggiore di una famiglia in vista
della città di Hinden. In realtà sono l'unico sopravvissuto di quella famiglia dato che quei cani dei
Vorlog hanno appiccato il fuoco alla mia villa natale quando all'interno si trovavano tutti i miei
famigliari che sono poi morti nell'incendio. Ma i bastardi hanno fatto male i loro conti, hanno
lasciato in vita il più violento, il più vendicativo: me. Durante l'incendio infatti mi trovavo in visita
da dei miei lontani zii e quando seppi della disgrazia giurai che se l'incendio si fosse rivelato doloso,
gli assassini sarebbero presto morti. Nel frattempo restai coi miei zii e imparai l'arte della scrittura
e della scherma e devo dire che non so in quale di esse io sia più pungente. "Hai la lingua tagliente
almeno quanto la tua spada" mi diceva sempre mio zio e aveva ragione, perché è proprio con
l'aiuto di queste due armi che diversi cerchi dopo la distruzione della mia casa scoprii che l'incendio
era stata opera della famiglia Vorlog.
Naturalmente a questo punto mi trovai di fronte al dilemma di tenere fede al giuramento fatto
cerchi addietro o no: nel giro di qualche luna li avevo sgozzati tutti sotto le loro lenzuola.
Mio fratello gridava ancora vendetta attraverso il nostro tatuaggio di fratellanza e non potevo
ignorare la sua voce.
Consumata la mia vendetta decisi che il ricordo di mio fratello doveva rimanere soltanto mio:
non avrei più esibito il mio tatuaggio che sarebbe invece rimasto celato dai vestiti.
Venne la guerra.
Stavo quasi per arruolarmi quando mio zio mi dissuase dal farlo perché secondo lui avrei
rischiato la vita inutilmente dato che gli elfi erano troppo superiori agli umani per perdere.
Convinto di ciò mi occupai degli affari dei miei zii aspettando che la guerra finisse.
Ma un brusco cambiamento mutò le sorti della guerra: la magia scomparve.
Gli elfi cominciarono a subire gravi sconfitte e si ritirarono sempre di più verso Andor incalzati
dagli umani che arrivati in terra elfica la dichiararono Protettorato dell'Impero. Naturalmente
Andor fu trattata come un protettorato solo nominalmente mentre la reale dominazione umana
fu durissima. I soprusi, le ingiustizie e le violenze divennero all'ordine del giorno soprattutto
nella mia città. La mia rabbia ed il mio odio verso gli umani crescevano di giorno in giorno
fino a che non decisi di unirmi al Lyonwë, la resistenza elfica. Io, da sempre impulsivo,
imparai ben presto l'arte del nascondersi, del "non farsi notare": il mio compito infatti era
quello di tenere i contatti con i ribelli nelle varie città per preparare azioni di guerriglia a
cui poi anch'io partecipavo.
Colpivamo di notte togliendo i viveri all'esercito, rubando le loro armi e danneggiando
le loro navi: il fine giustifica sempre i mezzi. Loro rispondevano con delle repressioni sugli
abitanti sperando che qualcuno ci tradisse ma il popolo sapeva che eravamo la loro unica
speranza e non lo avrebbe mai fatto.
L'impulsività, che normalmente dominavo, ritornava però viva durante le incursioni che
preparavo e fu proprio a causa di questa che fui identificato: una taglia pendeva ormai
sulla mia testa. Continuai comunque a svolgere il mio importante compito nel Lyonwë
fino a che il Gran Sacerdote del culto dell'Oscuro Messia, con il quale avevamo fatto
un patto di aiuto reciproco, non fece catturare me ed alcuni dei miei compagni.
Mi ritrovai prigioniero ad aspettare il "processo" che si sarebbe tenuto dopo
pochi giorni a arrovellandomi nel tentativo di trovare una via di fuga (sapevo benissimo
che sarei stato giustiziato in piazza come esempio). Il giorno precedente al processo, però,
quando ancora mi trovavo nelle prigioni della città, venne a trovarmi un sacerdote della
Chiesa umana, padre McMayhay.
Pensavo che fosse venuto per schernirmi come facevano puntualmente le guardie invece
mi disse che mi avrebbe fatto fuggire se lo avessi accompagnato alla cripta dell'Oscuro
Messia durante una cerimonia. Subito pensai a una trappola ma poi mi dissi che non tentare
oggi per morire domani è una cosa decisamente stupida: dovevo rischiare.
Ora sono qui nella cripta nascosto tra la folla col mio strano accompagnatore,
padre McMayhay. Ancora adesso
non capisco le motivazioni che lo hanno spinto a liberarmi ma per quello che ha fatto gli
sono debitore: anche se è un umano non lo ucciderò e comunque devo riservare il filo
della spada per il mio amico spione Gran Sacerdote.
Devo solo aspettare che finisca la cerimonia e poi... ZAC! ... e la gola è tagliata.
Ma chi stanno portando sull'altare?!? È Kyra, un'elfa appartenente al Lyonwë!
Maledetti cani, è un sacrificio!!!
TI SALVERO' KYRA E TI AMMAZZERO' LURIDO BASTARDO DI UN SACERDOTE!!!
Descrizione fisica: spalle larghe che sorreggono un mantello verde scuro, armatura nascosta da ampi vestiti, capelli color sabbia, occhi viola duri come l'ametista.
L'Altra Faccia della Medaglia:
Yin Fheyad |
Ylcë |
Naym Ysonlain |
Padre McMayhay |
Kolynsë
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Personaggi |
Classifiche
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